Il mare di Luglio

Storie d’amore rubate sotto gli ombrelloni in una strana estate calabrese

Eccomi qua in grande ritardo per l’editoriale di Luglio. Ho avuto un incontro burrascoso con uno scoglio e le mie ossa ne hanno risentito, per non parlare della testa; mai stare sul bagnasciuga quando il mare è grosso! In questi giorni di forzata immobilità, ho potuto però fare attenzione ai vicini di ombrellone, li ho osservati, ascoltati e ho visto tanti piccoli gesti di amore che mi hanno ridato fiducia nel genere umano.

Cose non eclatanti, fatte con naturalezza, in cui si scopre quanto può essere profondo il legame tra due persone che si amano.

Vi racconto l’episodio che ha suscitato in me la voglia di osservare più attentamente e riportare a voi, giovani donne, questi gesti di amore quotidiano.

Arriva una coppia di anziani, accompagnati sotto l’ombrellone da un giovane e aitante bagnino. Scrivo anziani, ma erano vecchietti, inteso proprio come canuti, un po’ curvi, piccolini e fragili all’apparenza, con la pelle rugosa di chi ha l’abitudine di lavorare al sole; e dove invece scrivo aitante, intendo giovane, muscoloso, scattante, depilato, veloce nei movimenti. I miei vecchietti facevano una gran fatica a stargli dietro, soprattutto giù per le scale ripide che dal lido portano agli ombrelloni, e la signora cercava di camminare veloce, con la sua borsa da mare non in spalla, ma sotto il braccio, come se fosse stata una di quelle borsette con la tracolla piccola, tipiche delle signore di una volta. Rischiava davvero di farsi male e la guardavo preoccupata in quel folle tentativo di non rimanere indietro.

E poi, nel bel mezzo della scala, ecco che da dietro il marito alza la mano, lentamente e inesorabilmente e la poggia con fare delicato sulla spalla di lei, avete presente come si fa con un bambino quando diventa avventato? Ecco, uguale, ma con leggerezza e lei, al tocco di quella mano, della “sua” mano, si calma, rallenta, lui si mette al suo fianco e così procedono insieme, incuranti del bagnino velociraptor, con il loro ritmo, piano, e lui continua a mantenere la mano sulla spalla di lei.

Il bagnino si gira, non li vede dietro di sé e li cerca con lo sguardo, quindi finalmente li aspetta e li porta all’ombrellone, dove si sistemano; asciugamani, creme e cremine, fanno spostare le sdraio sotto l’ombra, via i copricostume e infine par che si siedano, ma no, colpo di scena finale, suono di orchestra, luci soffuse: mentre lei si siede, lui le si avvicina e le accarezza il volto e solo allora si siede anche lui e accende una sigaretta.

Io voglio un amore così, e voi?

di Titta Trua

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