Il cuore delle donne batte più veloce

Il cervello invece, a volte si ferma e lascia che il cuore abbia il sopravvento.
Noi donne siamo fatte così, per questo è importante parlare



«Ti amo. Ti amerò per sempre»

Questa è la frase che ogni donna spera di sentirsi dire. Ma non sono sempre rose e fiori e abbiamo il dovere di innamorarci di noi stesse prima di tutto.

Era un pomeriggio di primavera. Quelle belle primavere che il Sud ci regala, quando il sole ci scalda il cuore e i colori diventano brillanti. Noi ragazze della redazione, solo tre in quegli anni, facevamo gruppo, eravamo spensierate e ci piaceva passare insieme dei momenti tutti per noi, lontane dal mondo maschile che frequentavamo ogni giorno. Quel pomeriggio abbiamo deciso di fare “cose da femmine”, una ceretta di gruppo. Tutte a casa mia allora, con ceretta a riscaldare nel microonde e birra a raffreddare nel frigorifero. Chi inizia? Inizi tu? No, inizia tu, io mi faccio troppo male. Ma dai, che sarà mai! Spogliati. Ed eccoci tutte a toglierci i vestiti. No, tutte no… Marta no. Lei non vuole e rimane con il jeans, con la camicetta a maniche lunghe ben chiuse sui polsini. Io e Giovanna ci guardiamo un po’ stupite, ma dai Marta, gioca con noi! E poi fa caldissimo, come fai a stare ancora con le maniche lunghe?

E Marta ci sorride, come sa fare lei, con gli occhioni grandi, che sembra vogliano dirti qualche cosa che però non ti diranno mai; quello sguardo che ci fa sentire come se fossimo più piccole di lei, come se lei avesse un segreto che la rende diversa da noi…

Spensierate sì, sceme no. E in quel momento abbiamo capito che il segreto c’era e che noi volevamo scoprirlo.

 

Un matrimonio… da orbi

E ci siamo arrivate, con pazienza, con amicizia, con amore. Abbiamo scardinato le difese di Marta, la sua paura, la sua vergogna e abbiamo visto il lividi sulle braccia, le gambe martoriate. E abbiamo visto il cuore spezzato. E non ci abbiamo visto più.

Marta era sposata con un uomo di cui parlava sempre con amore; ci raccontava che la loro era un’unione delle menti, una grande passione per la cultura, i libri, l’arte, la poesia. Marta ci raccontava tante cose, ma tante non le diceva nemmeno a se stessa.

Marta non raccontava nemmeno a Marta delle botte perché la pasta era scotta, perché lei era una bambina che andava educata, perché la squadra di calcio aveva perso, perché faceva caldo oppure freddo. Se Marta avesse raccontato a se stessa quelle cose, sarebbe morta probabilmente. Il suo cervello si fermava in quei momenti e lasciava il posto al cuore che indomito, difendeva questo grande amore.

Il segreto è parlare

Dal momento in cui abbiamo scoperto l’inferno che la nostra amica stava vivendo, abbiamo permesso anche a lei di scoprirlo, di riattivare quel bellissimo cervello che si era spento e di metabolizzare tutto il dolore che stava vivendo, tutta l’ingiustizia di quell’unione sbagliata. C’è voluto del tempo, ma ora Marta è felice. Sono passati tanti anni da quando l’abbiamo fatta “scappare di casa”, da quando abbiamo preso in affitto un appartamento in un luogo segreto dove lei si è potuta rifugiare e leccarsi le ferite, e guarire e ricominciare a credere in se stessa e anche negli altri, anche negli uomini. Marta è felice adesso, con un uomo che la ama, con i loro bellissimi bambini e con il cuore che batte veloce.

 

La colpa è mia, la colpa è tua, la colpa è nostra

Una storia come tante, questa della mia amica.

Ho capito in quella occasione che il problema è il silenzio e che la salvezza sono le persone che hai intorno. L’indifferenza alimenta il silenzio e il silenzio alimenta a violenza. Se un uomo picchia una donna la colpa è dell’uomo, certo, ma la colpa è anche mia se mi accorgo che qualcosa non va in chi mi sta vicino e non faccio nulla per capire e aiutare. La colpa delle donne è sentirsi colpevoli in qualche modo, una colpa che non ci sappiamo spiegare, che razionalmente rifiutiamo, ma che comunque ci impedisce di parlare e di chiedere aiuto. Non sono un’esperta per dare un nome a questo senso di colpa e di vergogna, ma sono una donna, un’amica e questo mi impone delle responsabilità nei confronti del mondo altro che sta intorno a me. Non voglio che la mia indifferenza sia causa di sofferenza. Non voglio che la mia inerzia alimenti la violenza.

Insieme possiamo fare qualcosa contro la violenza sulle donne: possiamo parlare e far parlare chi la subisce, possiamo dare conforto, supporto, amore.

di Titta Trua

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