Carnevale di Ivrea: tra curiosità e impegno sociale

A ridosso del Carnevale, torno su un argomento che mi sta molto a cuore, quello delle tradizioni popolari…

Ricordate?
Abbiamo già parlato di tradizioni non troppo tempo fa, con il racconto a più voci delle nostre Spose Creative che ci hanno fatto scoprire tantissime curiosità legate al mondo delle nozze in diverse regioni d’Italia.

Carnevale di Ivrea - una chiacchierata tra amiche. Spose Creative

Ed è nuovamente una Sposa Creativa ad ispirare questo articolo: un post che nasce da una chiacchierata tra amiche su Facebook e si trasforma in una vera e propria intervista culturale alla scoperta di usi e costumi legati al Carnevale di Ivrea, un evento molto importante e antico…

D. F. ti va di raccontarci come nasce il Carnevale di Ivrea, i suoi aspetti peculiari?

F. Per gli Eporediesi il Carnevale è manifestazione alquanto sentita ed importante che affonda le proprie origini ed essenza nella leggenda e nella storia, tra Medioevo, età dei comuni ed epoca Napoleonica.

Tutto iniziò da una vicenda che ha il sapore della libertà e della lotta contro l’oppressione, personificata da un crudele tiranno, Ranieri di Biandrate seguace di Barbarossa, che proprio nel Castellazzo di Ivrea aveva dimora, estendendo il suo controllo violento e prevaricatore sul feudo delle terre canavesane.

Il potere vescovile e quello comunale erano minacciati, il popolo attanagliato da pesanti tasse e da leggi barbare come lo ius primae noctis, cioè l’obbligo per le fanciulle appena sposate di passare la prima notte di nozze con il tiranno. «Ma la figlia di un mugnaio gli ha insegnata la creanza…» così narra la Canzone del Carnevale, ricordandoci che una donna si oppose a tale legge, il suo nome è Violetta, la figlia di un comune mugnaio della zona.

Carnevale di Ivrea, carro con Violetta, la Mugnaia
Foto da La Stampa

Violetta ebbe il coraggio di accettare apparentemente le lusinghe di Ranieri per poi mozzargli la testa nel sonno generato dal vino, prima che si consumasse il rapporto violento ed umiliante, e di mostrare il trofeo sulle mura della dimora signorile: a quel segnale scoppiò la rivolta popolana…

«quello è stato il nostro segno ed il castello non c’è più» continua l’inno, simboleggiato dalla Preda in Dora – cioè il lancio di una pietra nel fiume della città, ancora celebrato – alzando toni festosi per la finale vittoria popolana tra balli gioiosi e giostre: così il governo della città passò all’oligarchia della Credenza e del Podestà.

Carnevale di Ivrea, Preda in Dora ovvero il lancio della pietra nel fiume

Il percorso storico lacunoso ci porta all’epoca Napoleonica, quando i Francesi unificarono le diverse feste carnevalesche rionali in un’unica manifestazione folcloristica, secondo il rigore militare dell’occupazione, rappresentato dallo Stato Maggiore in alta divisa su cavalli, dal Gran Cancelliere e dal Generale, che affianca la vezzosa eroina nelle sfilate e nei momenti di gala e rappresentanza e che detiene le chiavi cittadine per tutti i giorni dell’evento.

D. Le arance come simbolo del Carnevale di Ivrea: cosa rappresentano?

F. La rivolta popolare innescata da Violetta un tempo fu simboleggiata dallo spargere i fagioli e le messi dai balconi, portate come decima in tributo al tiranno – ancora oggi i fagioli conditi con carne di maiale, detti grassi, sono il pasto distribuito democraticamente tra le vie dei quartieri – ma in un momento imprecisato della storia folcloristica furono sostituiti con un vero e proprio getto di arance inizialmente in modo dolce dai balconi del centro storico e poi nelle piazze secondo un’organizzazione che vede squadre a piedi, di numerosi “aranceri” e di carri dipinti trainati da cavalli con pochi aranceri protetti da maschere e imbottiture.

Carnevale di Ivrea: la battaglia delle arance
Foto da Torino Today

I primi rappresentano i popolani in rivolta, i secondi i fedelissimi del tiranno.
Si vuol essere un semplice spettatore? Meglio indossare il berretto frigio, rosso e a calza che ricorda i copricapi dei giacobini durante la rivoluzione francese, come in una nostrana presa della Bastiglia. Il berretto frigio funge da segnale per allontanarsi dalla battaglia, per non essere mirino nel lancio delle arance.

Alla fine della battaglia, che dura tre giorni, si nominano le squadre vincitrici in base alla potenza con cui si sono tirate le arance, i migliori cavalli, i carri più evocativi. La motivazione per cui si usano le arance si perde nella notte dei tempi: forse perché rappresentava un frutto esotico e legato quindi al clima erotico tipico carnevalesco oppure perché il succo rosso ricorda il sangue versato durante la rivolta.

Carnevale di Ivrea, i berretti frigi tipici
Foto: Massimo Sardo via La Sentinella del Canavese

Troviamo ancora l’arancia sullo spadino degli Abbà, piccoli rappresentanti dei rioni cittadini vestiti con abiti medievali, a simboleggiare la testa mozzata del tiranno dalla purezza della libertà.

Forti sono le contestazioni per lo spreco di questo frutto, ma di fatto le arance sono partite destinate al macero per motivi di mercato e da filiere libere da mafie: un modo per comunque garantire legalità e reddito. Inoltre la poltiglia che si genera a seguito del lancio viene raccolta per concimare e ricavare energia pulita e per sperimentali altri progetti.

D. L’eroina della comunità di Ivrea è storicamente una donna: un approccio evoluto all’ideale femminista che in questo specifico contesto fa affondare inaspettatamente le sue radici in epoche lontane.

La Mugnaia non è una Santa – come la Lucia siracusana – che difende la sua “libertà” in nome di aspirazioni cristiane: no, è una donna del popolo che si ribella.
Un approccio abbastanza moderno, non trovi?

F. Sicuramente, ecco perché è diventata la nostra eroina, la cui identità è taciuta fin alla sua presentazione dal balcone comunale il sabato sera tra fuochi d’artificio, musica, sfilate, palloncini, balli, fiori e applausi.

Lei, una donna del popolo che si è difesa da sola, che ha detto basta ai soprusi decennali e come una vera condottiera ha svegliato gli animi e le coscienze contro l’oppressione in senso lato ma anche di genere.

Carnevale di Ivrea, la Mugnaia, simbolo di emancipazione femminile
via Vistaterra

La violenza non è mai la via migliore per alzare la voce e per farsi valere, oggi le coscienze si devono svegliare con leggi, attività di sensibilizzazione, coraggiose denunce e seri provvedimenti, ma con Violetta siamo catapultati nel Medioevo barbaro e feroce dove solo un atto altrettanto barbaro e feroce poteva sortire effetto.

D. Dalla Mugnaia all’attualissima lotta contro la violenza sulle donne, che Matrimonio Creativo sostiene con fermezza. Come il Carnevale di Ivrea si traduce in impegno sociale?

F. Il Carnevale eporediese non è solo storia e folclore, ma anche un solido impegno sociale attraverso il neonato progetto “Violetta, la forza delle donne” per sostenere le donne in difficoltà o vittime di violenze, nato da alcune “donne del carnevale” che hanno anche interpretato la Mugnaia, in collaborazione con l’Asl TO4.

Carnevale di Ivrea: progetto "Violetta, la forza delle donne"
via Facebook

Per capire meglio l’iniziativa bisogna ascoltare le parole di Lilli Angela, responsabile e coordinatrice del gruppo lavoro: «La Mugnaia, Violetta, è una figura femminile di eroina che, oltre a veicolare un messaggio estremamente attuale di coraggio e dignità per tutte le donne, sa anche richiamare gli altri alla solidarietà, la stessa che questo Progetto vuole sostenere: una solidarietà di pensiero, in cui è fondamentale il contributo di tutti, delle donne e degli uomini, per affermare con forza che la violenza sulle donne non è tollerabile e che tutti noi possiamo fare la differenza.»

Non è il solito sportello, ma un supporto concreto, democratico e capillare, preventivo, educativo, all’insegna della solidarietà, troppo spesso scritta solo su carta, lasciando di fatto sola colei che ha avuto il coraggio – perché di coraggio si parla, perché non si è chiusa nella vergogna e nel silenzio doloroso – di ribellarsi.
L’insegnamento ci viene da molto lontano nel tempo da una figura che forse non è neanche esistita nella storia ma ha ispirato e ancora ispira i nostri cuori. Sono donne per le donne, per sconfiggere certi dolori troppo spesso zittiti dalla cultura maschilista dilagante anche nel mondo femminile.

D. Quali sono le altre tradizioni legate al Carnevale di Ivrea?

F. Sono tantissime le altre tradizioni legate al Carnevale di Ivrea!

Quelle che più piacerebbero alle Spose Creative si riferiscono una proprio alla figura di Violetta e del suo sposo Toniotto, per il quale lei rischiò la propria vita pur di non concedere al tiranno quell’amore virginale che lei voleva donare con il matrimonio all’amato fidanzato.

Carnevale di Ivrea, tradizioni legate al matrimonio

Insieme sfilano nel corteo evocativo ma in due cocchi separati: dorato per l’eroina, che getta caramelle, cioccolatini e mimose, i fiori dell’8 marzo, su un semplice carro contadino il marito, prodigo nel gettare dolci e di supporto alla fatica emotiva e fisica di quei giorni.

Tutta la rivolta si impronta di fatto sull’amore coniugale e sulla ferrea volontà di salvare dignità propria e del marito in un gesto coraggiosamente estremo.

Carnevale di Ivrea, le spose dell'anno che partecipano alla cerimonia della zappata
Foto: Massimo Sardo via La Sentinella del Canavese

La seconda tradizione del Carnevale di Ivrea vede la partecipazione di tutte le coppie, una per rione, che per prime si sposeranno nell’anno: insieme picconando i cubetti del centro delle piazze di città porranno le fondamenta degli scarli, alti pali addobbati con fogliame secco, che verranno accesi col fuoco dei lumini degli Abbà alla sera del martedì grasso, per simboleggiare le ceneri del Carnevale morente. In piemontese si chiama questo rituale As pianta al pich a l’us antic (si mette il piccone secondo l’uso antico), che descrive di fatto il picconare il suolo secondo antica tradizione ma anche esprime un esplicito richiamo erotico alla penetrazione dell’amplesso in quell’atto che da sempre rinnova l’amore, la vita e genera il fuoco della passione e della casa.

D. Matrimonio Creativo è la “patria virtuale” dei Creativi… ci sono coppie che decidono di sposarsi durante il Carnevale di Ivrea o che si ispirano a questo evento per le loro nozze?

Sposarsi durante il periodo carnevalesco in Ivrea è molto difficile perché la città è piacevolmente stravolta dall’evento: il comune è invaso da figuranti, fotografi, giornalisti, curiosi, il vescovo e le autorità ecclesiastiche sono anch’esse impegnate da ricevimenti di figuranti e festanti, in una sorte di riappacificazione tra potere temporale e spirituale.

Più probabile nei paesi limitrofi dove i carnevali locali si festeggiano in momenti diversi e quindi chiese e comuni sono più liberi.

Carnevale di Ivrea, sposarsi nel periodo di carnevale nel piemontese, suggerimenti per le nozze

Sicuramente molti amori nascono in quei magici e trascinanti giorni, tra giostre, stand alimentari, le casse di arance o tra una festa e l’altra ed ispirarsi al tema carnevalesco è facile e pure originale: basta addobbare altare e tavoli con mimose profumate, uscire dalla chiesa o dal comune in una nuvola di coriandoli, servire pietanze al sapore di arancia, tagliare la dolce Polenta di Ivrea come torta nuziale, bomboniere con ciondoli i simboli della manifestazione, farsi trasportare da una bella e romantica carrozza di cavalli…

 

Matrimonio Creativo è cultura, curiosità e passione: grazie di cuore F. per questa intervista!

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